Intervista a Linda Gilli

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Valorizzare la diversità per raggiungere obiettivi comuni

Linda Gilli, cavaliere del lavoro e alla guida di Inaz, ci fornisce una prospettiva differente: ci introduce un tema delicato, quello normativo. Perché è affascinante parlare di potenzialità della tecnologia, di lavoro a distanza, di mobile working. Ma se quando una donna è in maternità, per legge, non può lavorare nemmeno dal computer di casa sua, allora lo scenario può complicarsi.

Quali le motivazioni di una scarsa presenza femminile in politica, nelle istituzioni e nelle aziende nel nostro Paese?
Nel nostro Paese permane un forte problema culturale. Abbiamo ancora un’impostazione di tipo maschilista, radicata nel modo di pensare sia degli uomini, sia delle donne: la moglie deve rimanere a casa ad accudire i figli e gestire l’ambiente domestico, mentre il marito deve lavorare per mantenere il nucleo familiare. E la donna che vuole affrontare il mondo del lavoro, spesso non riesce a mediare tra vita professionale e familiare, trovandosi a dover scegliere tra una o l’altra. Questo specialmente in momenti delicati come la maternità, in cui la donna diventa facilmente sostituibile da altre persone, magari di sesso maschile. Le normative, che all’apparenza sembrano tutelare e aiutare le donne durante la maternità, in realtà spesso non fanno altro che relegarle professionalmente a ruoli secondari. Ma questo vale per le donne in generale, non solo per le neomamme: è più facile che venga assunto un ragazzo giovane, piuttosto che una ragazza, che magari ha anche competenze maggiori, per il semplice fatto che un uomo non rimarrà assente per molti mesi, causando perdite all’azienda. La donna si trova invece davanti a un bivio: o si dedica alla carriera, rinunciando ad avere una famiglia; o si dedica alla famiglia, rinunciando alla carriera. E quando decide per la carriera, fa spesso l’errore di ricalcare comportamenti maschili autoritari, invece di far leva su capacità tipicamente femminili, come la condivisione, la mediazione e l’abilità nel semplificare magari il lavoro alle colleghe. In generale, sono contraria alle quote rosa e a favore della valorizzazione delle diversità per raggiungere obiettivi comuni. La collaborazione è un fattore che andrebbe valorizzato in senso lato, anche tra persone dello stesso sesso e, a maggior ragione, tra donne.

Il cameratismo è da sempre una prerogativa maschile; le donne lo sentono molto meno. Ci sono dei retaggi difficili da modificare.
Esatto. Il cameratismo negli uomini deriva dalla guerra, dalla necessità di fare squadra per sconfiggere il nemico e sopravvivere, mentre le donne rimanevano a casa.

Non solo: le donne che rimanevano a casa erano in competizione tra loro per conquistarsi il cacciatore più forte…
Noi donne dobbiamo lavorare su quest’aspetto. Inoltre dobbiamo imparare a gestire i sensi di colpa che abbiamo o che la nostra famiglia fa emergere quando, una volta avuto un figlio, decidiamo di tornare a lavorare; al contrario dobbiamo renderci conto che una mamma manager sviluppa capacità organizzative vantaggiose sia per la vita familiare, sia per quella aziendale.

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