Limitiamo l’incertezza

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Quando alle cose diamo un nome, queste assumono una rilevanza ontologica, prendono consistenza ed è così che impariamo a convivere con una nuova entità. Una di queste nuove entità è il mondo VUCA, acronimo che sta a significare volatility, uncertainty, complexity, ambiguity. Tradotto, il contesto intorno a noi varia di continuo quindi, come disse il poeta Gibran, non bisogna evitare le tempeste ma imparare a danzare nella pioggia. Uno sforzo decisamente oneroso per gli esseri umani; perdere continuamente punti di riferimento, destabilizza.

Ad esempio, l’Europa, e la sua unità, stanno vacillando. Quanto sta accadendo in queste ore in Siria, ci dice che le forze sovraniste stanno avendo il sopravvento, una strategia espressione di una politica dell’Europa unita non si vede. Nessuno sembra più capace di prendersi una responsabilità, tutti bravissimi a fare grandi proclami annunciando di voler scrivere la storia senza mai averla studiata.

Faccio queste considerazioni in una domenica mattina passata in un pronto soccorso nel centro di Milano. Mia mamma è stata male, sono in attesa. Vedo davanti a me un ragazzo con un cerotto in testa, pantaloni e scarpe schizzati di sangue. Mi racconta di essere stato aggredito nella notte, sono le 10 del mattino, è stanco, vorrebbe andare a casa. Gli chiedo se sia lì da solo. Mi confida che  è strano che i suoi genitori non si siano fatti sentire, ha 18 anni e la presenza di mamma e papà non è richiesta. Nessuno, tranne lui, la reclama. Racconta che entrambi hanno una nuova famiglia, allora è evidente che il papà pensa che lui sia con la mamma e la mamma ha fatto lo stesso pensiero. Ora si preoccupa per la loro reazione, certamente il papà si arrabbierà vedendolo in quelle condizioni. Nella sala d’aspetto mi siedo vicino a lui, cerco di calmarlo al punto che mi scambiano per la madre. Non ho approfondito i fatti, che non conosco nei dettagli e quindi non commento. Mi limito a ciò che ho visto. Un ragazzo di 18 anni, al quarto anno di liceo, che può essere ferito in pieno centro a Milano senza che nessuno della famiglia si preoccupi, senza che nessuno si sorprenda di trovare al mattino un letto vuoto.

Torniamo al mondo VUCA. L’incertezza del mondo non può essere riportata nel nostro vivere quotidiano a questi livelli. I ragazzi hanno bisogno di sapere che esistono delle regole, oltre che certezze affettive, e sta a noi combattere il nostro quotidiano VUCA facendole rispettare. Ci vogliono consapevolezza, preparazione e allenamento per fronteggiare l’incertezza, ed è il nostro compito di genitori costruire un perimetro all’interno del quale ognuno impara a coltivare le proprie sicurezze. La distrazione di una generazione di ‘genitori disperati’, che per prima alimenta incertezza e ambiguità, non sta facendo un buon servizio alle nuove generazioni. Il mismatch tra il lavoro che serve e le competenze che non si trovano è un primo indizio. Il ruolo delle famiglie nell’indirizzare le scelte dei figli è ancora fondamentale. Il secondo è l’incapacità di molti giovani gestire a livello emotivo gli insuccessi. E se due indizi fanno una prova bene farsi qualche esame di coscienza. ‘Datemi dei genitori migliori e vi darò un mondo migliore’, diceva Bertrand Russell. Se in azienda si cerca di diffondere la cultura dell’errore, intesa come disponibilità e propensione a sperimentare e portare innovazione, in famiglia gli errori si pagano cari. E questa è una certezza.

 

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