Sogno di un genitore di mezza estate (che la scuola ricominci presto).

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Mercoledì 7 settembre. Sta per iniziare una riunione nei nostri uffici. Attendiamo una nostra cliente che arriva con qualche minuto di ritardo. Siamo già tutti seduti in sala riunioni quando suona il campanello. Siamo in 4 ad attenderla, tre di noi e un suo collega arrivato prima di lei. Entra ma ci chiede di fare una telefonata. Deve rintracciare sua figlia. I mesi da giugno a settembre per i genitori sono un periodo duro. Un percorso a ostacoli dal quale si cerca di uscire vivi tra periodi con i nonni, se ci sono, vacanze studio (benedette, ma bisogna avere una certa età e un discreto budget), scuole estive e corsi di ogni tipo: ritiri di basket, tennis, vela e parchi avventura che organizzano settimane finto-avventurose, appunto. Quasi quattro mesi di vuoto faticosissimi da riempire per chi vive nelle nostre città. Ma torniamo a noi. Iniziamo la nostra riunione e dopo qualche minuto squilla un telefono. È il cellulare del collega della nostra cliente-mamma. ‘Certo tesoro, tra mezz’ora quando hai finito mi mandi un messaggio e mi dici dove sei’. Non proprio una conversazione di lavoro. ‘Scusate, ma l’estate per i genitori è un inferno, gestire due bambini se tutti e due i genitori lavorano è un’impresa davvero dura. Se non ci sono nonni disponibili difficile superare la prova’. Sto zitta. Intorno al tavolo incrociamo gli sguardi di Martina, la nostra collega all’ottavo mese di gravidanza. Come dire… arriveranno tempi difficili. Dal tavolo della riunione l’attenzione si sposta rapidamente sui problemi della vita quotidiana e risuona un altro commento: ‘Io vedo mia sorella, ha due figli piccoli ed è davvero dura…’. Dopo poco suona anche il mio di cellulare, ma è in modalità silenziosa e non se ne accorge nessuno. Ovviamente è mio figlio Andrea, anni 21 tra pochi giorni. Non rispondo. A questa età qualsiasi cosa succeda deve essere attrezzato per arrangiarsi. Non è così, ma in riunione ci sforziamo di pensarlo. Non fa piacere vedere che da quando ero io in quelle condizioni – e sono passati ormai un po’ di anni – nulla è cambiato. Le fatiche, le difficoltà che devono affrontare due genitori sembrano sempre più grandi. Il lavoro, se c’è, chiede disponibilità che mal si conciliano con figli che, giustamente, richiedono attenzione. Sono tutti argomenti che conosciamo bene. Dispiace vedere che proprio non cambia nulla. L’estate resta la stagione più difficile dell’anno e le vacanze delle mamme difficilmente sono vacanze per davvero. Ci vogliono molte energie, per questo meglio essere giovani per diventare genitori. Ce lo ricorda anche il nostro ministro della salute Lorenzin, una mamma privilegiata che, evidentemente, non avendo nulla di cui occuparsi in questo caldo agosto ha pensato bene di partorire – il termine mi pare appropriato – una campagna per stimolare i giovani a fare presto a pensare alla genitorialità. Udite udite, c’è un orologio biologico! Ma va? Era utile che qualcuno lo ricordasse. Altrettanto utile sarebbe una più efficace politica di sviluppo economico per garantire lavoro e, magari, anche servizi per l’infanzia adeguati, per quante sono costrette a guardare la clessidra e, con un minimo di responsabilità, preferiscono attendere il momento in cui saranno in grado di gestire, tra le altre cose, anche le lunghe vacanze dei figli. (Poi ci sono donne che vorrebbero diventare madri e non riescono naturalmente. Allora che il fertility day porti con sé anche l’obiettivo di aiutare concretamente tutti coloro che vogliono diventare genitori, perché se a queste terapie ha accesso solo chi se lo può permettere, siamo da capo).

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