Educarsi alla felicità

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I figli degli amici che hai visto crescere vicino ai tuoi, sono parte della tua famiglia. Non li hai accompagnati a scuola, ma li hai seguiti passo a passo, sei stata sempre un po’ in ombra e pronta a uscire allo scoperto quando diventava necessario un consiglio o quando, più semplicemente, occorreva rassicurare l’amica mamma che il figlio o la figlia avesse la testa sulle spalle e ci si poteva fidare a lasciarlo andare.

Alla festa di laurea, Irene ha ringraziato pubblicamente gli amici dei genitori: se papà e mamma avevano superato tutte le ansie di esami, Erasmus e continui distacchi erano gli amici più stretti che meritavano un tributo, quelli sempre pronti a dire la cosa giusta, a tranquillizzare, a riportare le cose alla loro giusta dimensione, a contribuire alla serenità. Guardando questi ragazzi, più o meno coetanei dei miei figli, e osservando il loro modo di iniziare a muoversi nel mondo, qualche ragionamento correlato al tema che abbiamo affrontato sul numero di ottobre di Persone&Conoscenze, la felicità al lavoro, la si può fare.

Guardo Andrea, 26 anni a febbraio 2020, sta per finire la laurea specialistica. Dopo un Erasmus a Lisbona decide di passare un periodo a Capo Verde. Cosa fa? Organizza il viaggio e passerà tutta l’estate visitando le isole dell’arcipelago. Tutti i giorni spedisce foto, per tranquillizzare mamma e papà, ma anche per condividere un’esperienza un po’ fuori dal comune. Andrea è partito con un biglietto aereo, ma il soggiorno nelle isole era tutto da inventare, giorno dopo giorno. Non c’erano prenotazioni, né rassicuranti catene alberghiere ad attenderlo. Le giornate e le notti sono tutte da organizzare, improvvisando. Ogni giorno incontra e familiarizza con persone diverse; il portoghese l’ha imparato durante gli studi, comunicare con i capoverdiani non è un problema. Nelle sue telefonate racconta di una popolazione capace di un’ospitalità straordinaria, pronta ad aprire le porte di casa, a condividere i pasti, a venire in aiuto. Ed è così che Andrea si addentra in territori sconosciuti calandosi nella storia di quei luoghi, e non già guardando affreschi preconfezionati per turisti inconsapevoli. Andrea si muove tra le isole dell’arcipelago e, sapendo distinguere le persone cui dare fiducia e da chi invece prendere le distanze, porta avanti il suo progetto. Ha scelto la gentrification come argomento per la tesi ma, di là della laurea, quest’esperienza ci dice molto dell’attitudine a prepararsi ad affrontare la vita, partendo dal lavorare un progetto che ci sta a cuore.

Anche il lavoro fa parte di un progetto al quale si lavora giorno dopo giorno e, ora che il ‘posto’ per la vita non esiste più, servono motivazioni forti per alimentare il desiderio a rinnovare, o modificare, il nostro progetto. Per questo il benessere al lavoro è qualcosa di cui siamo direttamente responsabili e intercettare i talenti che abbiamo è già un punto di partenza importante, per consentire di incamminarci per il nostro percorso professionale con più consapevolezza.

I talenti di Andrea sono tutti lì, ben visibili: attitudine al cambiamento, capacità di assumersi rischi e prendersi responsabilità, propensione a gestire relazioni, capacità di governare l’imprevisto… tutte skill che il nostro mercato del lavoro ci chiede e che è bene che i selezionatori riescano a individuare. La fortuna è riuscire a intercettare la dimensione giusta, un luogo dove l’espressione di questi talenti procuri felicità, a noi e all’organizzazione.

Andrea vivrà la sua esperienza di lavoro esattamente come ha intrapreso il suo viaggio: con intraprendenza, curiosità e responsabilità. Un cocktail che, c’è da scommetterci, procurerà grandi soddisfazioni. Per questo possiamo immaginare che nel suo futuro professionale sarà una persona felice, perché non si accontenterà mai di situazioni poco stimolanti, ma sarà sempre alla ricerca di un arricchimento continuo, di soddisfazioni nuove.

La felicità è un progetto, il risultato di un lavoro al quale ci si deve dedicare con tenacia e dedizione. Senza mai di tradire quello spirito che quando sei giovane ti porta alla scoperta di un arcipelago lontano, quando inizi a essere meno giovane ti spinge a non accontentarti, a guardare dove altri non guardano, a esplorare territori dove nessuno va.

Chi non si accontenterà mai sarà Giulia, residente a Pavia nel collegio di merito più prestigioso, il Borromeo. La residenza storica è sempre stata inibita alle donne, che alloggiavano in una palazzina a parte, fino a quest’anno. Dopo anni di battaglie, in quest’anno accademico, nel piano Nobile del palazzo, due camere sono state assegnate a due studentesse. Giulia è già molto allenata a infrangere i soffitti di cristallo, le studentesse che busseranno alla porta del collegio sapranno chi ringraziare.

 

 

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