Scegliere o conciliare

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In questo blog ho raccontato quasi sempre di me e della mia vita alla scrivania con due adolescenti impazziti a casa. Ora gli adolescenti sono cresciuti e nel mio ufficio c’è Martina, che da poco è diventata mamma di Mila. Quindi voglio condividere con i miei lettori anche i pensieri di chi ha molti anni meno di me e ha iniziato da poco quella meravigliosa avventura che è la maternità. E il lavoro?

(di Martina Galbiati)

milaL’appuntamento è presso la pizzeria La Gradisca, in una giornata tersa, ma appesantita dalle polveri sottili milanesi. Le ruote della carrozzina sfrecciano lungo il marciapiede incespicando nelle buche multiformi che lo costellano e sussultando a ogni irregolarità dell’asfalto. Ma lei dorme imperterrita, infagottata nel suo piumino.
Sono uscita di casa in anticipo, tuttavia ho accumulato un po’ di ritardo comunque. Devo prenderne nota per essere più efficiente la prossima volta.
Avvicinandomi alla pizzeria intravedo le sagome di alcune donne carrozzino-munite in sosta sul marciapiede, chinate sui rispettivi ‘abitacoli’. Noto da lontano che hanno tagliato i capelli, come me. Mi fanno un cenno con il braccio e la tensione accumulata per questo spostamento in taxi – non proprio lean – con carrozzina e borsa con tutto il kit di sopravvivenza della bimba, si spegne in un sorriso. Meta raggiunta! Seguono baci e abbracci e gridolini di soddisfazione.
Oggi ci incontriamo per la prima volta dopo il parto con le mamme con cui ho frequentato il corso preparto. Grazie a un gruppo di mutuo soccorso che abbiamo creato su WhatsApp siamo rimaste in contatto e anzi non è passata giornata in cui non si sia avviato un dibattito sui temi più disparati (sempre molto noiosi per chi non avesse appena partorito).
Decidiamo di entrare nel locale per non intasare il traffico di un marciapiede non proprio a misura di carrozzina ed essere multate per occupazione abusiva di suolo pubblico. L’ambiente è come lo immaginavo: la tipica pizzeria da sbarco, senza pretese, con vetrine oscurate, menù ingialliti appesi alle pareti e tavoloni apparecchiati con tovagliette di carta. La signora, cicciotta e dotata di grembiule come da cliché, nota le carrozzine e senza nemmeno salutare ci dice: “Di là!”. Muove le braccia come un vigile urbano, mentre i passeggini le sfilano davanti ubbidienti e si parcheggiano in fondo al locale, davanti ai bagni, dove c’è spazio per le nostre ingombranti appendici. Più tardi scopriremo che qui sono abituati a gestire gruppi numerosi di persone perché nei tavoli affianco a noi si accomoderanno una comitiva di 20 persone (probabilmente un ufficio in pausa pranzo) e, poco più tardi, un’orda di ragazzini appena usciti da scuola che ordina pizza con le patatine fritte. Insomma, non consigliato se, beati voi, avete in programma una cenetta intima.
Il giubilo delle neomamme è alle stelle, sorrisi di compiacimento, espressioni di stupore davanti a tutte quelle manine e quei piedini di soli tre mesi o poco più. Le nostre occhiaie si incrociano solidali e gli sguardi si posano sugli outfit lontani dalla ricercatezza della nostra vita precedente, votati alla comodità necessaria per allattare o al poco tempo da dedicare allo styling.
Qualcuna allatta: la sua pizza aspetterà intiepidendosi. Qualcun’altra la sbrana a due bocche perché il pupo dorme beato; altre riescono a conversare cullando il pargolo con un braccio e mangiando la pizza, già tagliata dal cuoco, con l’altra mano.
Sono passati – più o meno per tutte – tre mesi dal parto e uno degli argomenti più accesi della conversazione è la gestione della maternità e il ritorno al lavoro. Ascolto interessata, anche perché curiosa di conoscere i progetti di questo campione di 13 mamme: dopo alcuni anni passati a leggere e sentir parlare di gestione del rientro al lavoro, di worklife balance e soffitto di vetro, mi trovo nel bel mezzo di un tavolo di lavoro live. Che occasione!
Le testimonianze purtroppo confermano i dati non proprio rosei che conoscevo dalla carta. Tutte ricorreranno, per almeno alcuni mesi, alla maternità facoltativa, chi più chi meno. La variabile è determinata dalla presenza di supporto famigliare (leggi nonni).
Francesca, più garibaldina, sta facendo colloqui per una baby sitter a tempo pieno (“Mi costerà tutto lo stipendio del part-time”) perché dice, ha bisogno delle sue ore d’aria. Un’altra sfrutterà anche le ferie che ha accumulato per farsi due mesi al mare con la bimba e tirare almeno settembre. Marianna è già stata a visitare alcuni asili nido perché l’iscrizione va fatta ‘ieri’ e le code sono lunghissime. Fabiana, l’unica mamma del gruppo al secondo figlio, ci sciorina alcuni dettagli tecnico-fiscali da far invidia a uno sportellista del Caf. Francamente capisco poco. E alla fine aggiunge: se avete giorni di ferie potete usare questo trucco, comunicare che lunedì e venerdì fate ferie e martedi, mercoledi e giovedì maternità facoltativa, così i sabati e le domeniche non sono considerati maternità facoltativa. Già mi sono persa, qualcuna la guarda senza dire nulla. Io mi chiedo dove lavori e come sia il suo rapporto con l’azienda.
Bocche aperte per lo stupore quando Paola, che lavora in banca, dice che la sua azienda questa mette a disposizione un periodo di congedo di un anno con retribuzione al 40%, oltre alla maternità facoltativa. Il suo capo ci è rimasto male quando ha saputo che ne approfitterà, ma lei si giustifica: “Ho 47 anni e di figli non ne farò più”.
Un’altra Francesca questo problema non ce l’ha, perché è stata licenziata al quarto mese di gravidanza e prende il sussidio di disoccupazione. Dice che perciò non ha fretta di trovare lavoro.
Il gruppo è decisamente vario e rappresentativo di livelli di tutela della maternità molto diversi tra loro, di ragazze e donne con età, professioni e progetti diversi.
Io sto ancora ragionando sul da farsi e mi limito ad ascoltare e pensare che sarebbe bello se le istituzioni garantissero a tutte la possibilità di scegliere, anziché obbligare a ‘conciliare’.

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