#rubinastaiserena

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Scrive Rubina: Ho letto con molto interesse le utili riflessioni riportate sul blog ma non riesco ad essere serena e a trovare e condividere un’esperienza simile alla mia: è vero che i sensi di colpa e le preoccupazioni appartengono più alle mamme che non ai figli ma sarà vero che non ci sono ripercussioni? Vi illustro il mio caso chiedendovi eventualmente di mettermi in contatto con qualche donna manager che vive un’esperienza simile. Dopo la nascita di mia figlia nel 2009 ho continuato a fare l’export manager ancora per i suoi primi due anni di vita: io lontana per diversi giorni e mio marito e la tata a fare i salti mortali. Ho sperimentato una pausa di oltre due anni complice la crisi aziendale e adesso mi ritrovo a ripartire per l’unico mestiere che so fare e per cui ho totale passione. In questo caso la situazione è ancora più complicata: non solo viaggerò spesso all’estero ma mi è chiesto pure un trasferimento dall’Italia alla Francia. Non voglio rinunciare, la mia bimba ha quasi 5 anni ma ho un forte senso di colpa che mi dilania e sicuramente qualche vostro suggerimento o indicazione mi sarà d’aiuto. Grazie

Certamente qualcuna di voi avrà parole per mitigare il senso di colpa di Rubina. La prima cosa che mi sento di dirle è che rinunciare a un lavoro che si fa con passione non credo alla lunga porti soddisfazione e serenità nel cuore di una giovane mamma. Come abbiamo sottolineato anche durante il nostro recente Convivio a Roma, il lavoro è la principale sorgente di significati esistenziali. Attenzione a rinunciarvi. Oggi, poi, si guarda sempre con maggiore attenzione a nuove modalità di lavoro. Il lavoro diventa sempre più ‘smart’. Le nuove tecnologie e i nuovi comportamenti delle persone sanno cambiando il modo di lavorare. Le prime a beneficiarne, se l’azienda saprà instaurare un clima di fiducia e responsabilità, saranno le donne.

Di benessere organizzativo, smarter working, welfare aziendale, salute e benessere delle persone parleremo giovedì 26 a Milano. Trovate l’agenda a questo link: http://www.benessereorg.it/index.php/agenda-benessere-milano-2014/

Vi aspettiamo.

 

Commenti (3)

  • “il lavoro è la principale sorgente di significati esistenziali”… mi dispiace molto per le persone che la pensano in questo modo! Sinceramente speravo si fossero estinti i paladini del “vivere per lavorare”, dato che il loro modo di pensare il lavoro influisce ingiustamente sul lavoro di tutti, purtroppo anche di quelli che hanno una vita piena e densa fuori dal lavoro, e che mai si sognerebbero di rispondere alle mail di lavoro la sera o nel week-end, per una questione di buon gusto e rispetto per sé e per gli altri (gli smart phone servono anche ad altro, non a stare connessi al lavoro ancora e ancora!!!).
    Si dovrebbe lavorare per vivere, e invece chi vive per lavorare evidentemente non trova significato nella vita in sé e per sé, ecco perché poi ha bisogno di trovare significati esistenziali nel lavoro… questa è una delle più grandi mistificazioni che ci sono state inculcate, e spiace leggere che ci sia ancora gente che cavalca quest’onda, anno 2014! che peccato

  • P.S. Rubina, tua figlia si ricorderà delle tue assenze e ne soffrirà, e da grande ti dirà che avrebbe preferito averti al suo fianco piuttosto che lontana per lavoro… Il “forte senso di colpa” che ti dilania ti è venuto per un motivo, che è un motivo ben più valido del lavoro. Io consiglierei di focalizzarti su cosa è più importante nella vita. Una madre DESIDERA stare accanto alla propria figlia vedendola crescere e soprattutto guidandola o è solo una questione di sensi di colpa? Che senso ha fare figli allora, per poi mollarli quando sono ancora piccoli per andare a lavorare in un altro paese??

  • Ciao Rubina. L’argomento che tocchi è cruciale per molte donne. Ovviamente non esiste una ricetta valida per per tutte, ma proverò a dire qualcosa in relazione alla mia esperienza, sperando che possa esserti di spunto per qualche riflessione.
    Io sono mamma di due ragazzi, ma all’epoca in cui erano bambini ho fatto i salti mortali per poterli andare a prendere a scuola e seguirli nelle loro attività. Questo mi è costato in termini di carriera e solo ora ho avuto una posizione di responsabilità. Mi rendo conto che il mio lavoro non ha richiesto trasferte all’estero per cui ho potuto fare una scelta di questo tipo. Non ti nascondo che la mia idea di vita è quella di lavorare per vivere, ma è anche vero che il lavoro occupa una posizione importante, se non altro per il tempo (8 ore minimo) che che sono costretta a dedicarci. Ho dovuto spesso interrogarmi sull’importanza del lavoro nella mia vita e la conclusione è che il lavoro mi piace, ci trovo le mie gratificazioni e, nonostante le ore che toglie alla mia famiglia, non ci rinuncerei. Trovare un equilibrio (anche se continuamente in evoluzione!!) tra i ruoli di mamma e lavoratrice è importante e non dimenticare che i figli percepiscono i tuoi stati d’animo e sarai anche tu a trasmettere a tua figlia una visione della vita che passa attraverso i tuoi comportamenti.
    In ogni caso non mi sento di criticare scelte diverse dalla mia. Secondo me la questione va posta in termini di domande del tipo: cosa vuoi fare realmente tu? Come ti senti meglio? A cosa non rinunceresti? Sicuramente lo avrai già fatto e avrai anche delle risposte, anche se contraddittorie. Quello che voglio dire è di non smettere di interrogarti e darti risposte “sincere” sul tuo ruolo di madre e lavoratrice, ma dovresti scrollarti di dosso i sensi di colpa, che non ti possono aiutare a scegliere nel modo migliore. Non escludere che nella vita si possono aprire strade diverse da quelle attuali, per cui sarà anche l’esperienza a guidarti.

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