Le parole che servono

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Molti linguaggi sono in crisi: il linguaggio della filosofia e della politica, per fare un esempio. Il linguaggio dell’arte invece ha molto da dire. Con queste parole il critico d’arte Paolo Levi ha introdotto la prima monografia di Luisella Traversi Guerra dedicata alla sua produzione pittorica. Nell’oratorio della Passione della Basilica di Sant’Ambrogio Luisella ha esposto i dipinti che raccontano stati d’animo. Che colore ha la speranza? Le tele trasmettono sensazioni forti e tanta energia, una materia carica di spiritualità, l’ha definita il critico. Penso che tra l’energia che trasmettono le tele di Luisella e la solidità dell’azienda della sua famiglia ci sia un nesso. Quando le aziende funzionano così bene c’è sempre dietro l’energia di chi vuole sperimentare interrogandosi su temi profondi. Ed è questa energia e desiderio di sperimentazione che le donne possono portare nelle nostre aziende. Poco prima dell’inaugurazione della mostra, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Ambrogio, ci siamo trovati in un’aula dell’Università Cattolica per la presentazione dell’Innovation Lab di ASAM dedicato al gender balance di cui faccio parte. Abbiamo avviato un tavolo di lavoro per ragionare insieme in merito alle necessità per le nostre aziende di poter contare su un maggiore equilibrio di genere. Graziella Gavezzotti di Edenred parla di metamorfosi al femminile: mentre l’epoca della crescita, che ha contraddistinto i decenni passati, aveva necessità di essere supportata da qualità maschili, ora che ci stiamo avviando verso una decrescita servono qualità femminili come ascolto, misura, equilibrio, creatività e innovazione. La sfida per le organizzazioni sarà integrare le due anime, riconoscere le due identità e valorizzarle. Ma ci sono ancora molti ostacoli che bloccano i percorsi di carriera delle donne che, come ha ben raccontato Antonella Bonsi di Allianz, devono ancora lavorare per modificare comportamenti radicati. “Esprimiamo meno i nostri bisogni, ci promuoviamo meno degli uomini, usiamo meno le reti relazionali” racconta Antonella. E poi mancano i modelli. Focalizzarsi sul gender balance è importante perché è urgente creare le condizioni per consentire a tutti, all’interno dell’organizzazione, di partire dallo stesso punto di partenza. E oggi non è così. Vi ricordate la foto della maratoneta che viene strattonata per non raggiungere il traguardo?  (post del 28 aprile). Ecco, oggi succede che ai nastri di partenza ci siamo tutti, ma poi le donne restano indietro. Bisogna rimuovere gli ostacoli che bloccano i percorsi di carriera delle donne anche perché, come ha giustamente sottolineato Massimo Luksch di Volvo Italia, è l’economia che ce lo chiede… Dobbiamo rimuovere gli ostacoli culturali per favorire la crescita di tutti e consentire a ognuno di dare il proprio contributo. Questi i temi che affronteremo nell’Innovation Lab. Con un’avvertenza. Non parliamo più di servizi a supporto della donna. I cambiamenti culturali partono anche dai linguaggi che usiamo. In questo post sono partita dalla crisi dei linguaggi e lì voglio tornare: se non saremo capaci di far partire i cambiamenti dalle parole che usiamo, le donne saranno sempre percepite come soggetti deboli, come persone che è scontato abbiano problemi con la loro gestione quotidiana. Allora proviamo a parlare di servizi, di sostegni alle persone indipendentemente dal loro genere. Il primo cambio culturale non può partire da lì?

 

Comment

  • Una cosa mi assilla in questi giorni:
    come si pone realmente la questione femminile oggi in Italia?
    Giustamente si pone il problema delle pari opportunità in ambito lavorativo, a partire, credo, dalla questione dell’accesso stesso al lavoro. Ma,nello stesso tempo, è impossibile dimenticare la questione femminicidio.
    I due problemi camminano su binari diversi ed hanno origini diverse oppure camminano su binari diversi avendo, però, origini comuni, in comuni archetipi anche inconsci? E’ questione solo organizzativa o è anche questione da lettino dello psicanalista sociale, a scelta tra Freud e Jung?

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