La vita oltre la scrivania

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Quando si parla di conciliazione, work life balance, strumenti che le organizzazioni possono mettere in atto per il benessere dei dipendenti, chissà perché si associano immediatamente tutti questi temi con esigenze che provengono dall’universo femminile.
Come se la popolazione aziendale maschile non avesse una vita oltre la scrivania.E invece non è così. E’ opinione condivisa che star bene, dentro e fuori l’ufficio, fa bene a tutti. In primo luogo all’azienda, che se può contare su persone ‘felici’, che stanno bene, e vivono in equilibrio, avrà migliori risultati. E di questi tempi non è poco. In Este ci stiamo occupando da tempo di questo tema, lo affrontiamo sulle pagine di Persone&Conoscenze e nel 2013 gli appuntamenti in programma, oltre all’evento di Milano dello scorso 26 febbraio, saranno altri due, a Roma il 4 giugno e a Bologna il 1° ottobre. Per dialogare con continuità con i nostri lettori abbiamo anche dato vita a un sito, www.benessereorg.it, online da oggi. Visitatelo e mandateci vostri commenti, suggerimenti, condividete le vostre storie. Farà bene a tutti.

Commenti (2)

  • A proposito di work life balance, vorrei segnalare un articolo scritto da Patrizia Eremita che si intitola “Il downshifting delle Mamme di oggi”

    http://www.luukmagazine.com/it/2013/04/07/il-downshifting-delle-mamme-di-oggi/

    Il mio commento all’articolo, che considero molto intelligente e attuale, è quello che aggiungo qui di seguito e vorrei sapere se anche altre donne la pensano come me:

    Credo che il downshifting sia frutto di una certa maturità, sia intesa come avanzare dell’età, ma anche come presa di coscienza.

    Come molte altre donne, io sono partita con il desiderio di fare carriera e fare soldi.
    Quando sei giovane ti sembra di essere invincibile, che nessun ostacolo sai impossibile da superare e specialmente che ci sia tempo per TUTTO.

    In realtà, più gli anni passano più il tempo scorre veloce e se a 16 anni il traguardo dei 18 ci pareva lontanissimo a 35 ci troviamo a 40 senza neanche esserci accorte e spesso senza aver neanche capito cosa abbiamo fatto e, inorridite, ci chiediamo dove sono fiiti gli ultimi 5 anni della nostra vita.

    Figuratevi dopo i 40…

    E quindi a 40 anni facciamo il punto della situazione e capiamo che non è il lavoro la cosa più importante della nostra vita – ecco perchè tante mamme più o meno di quell’età – che la carriera e i soldi no valgono la rinuncia al vivere una vita isterica e sempre di corsa.

    L’articolo parla di guadagnare meno, ma anche di spendere meno.

    In realtà a cosa ci servono 15 paia di pantaloni neri tutti uguali, 6 borse dello stesso colore, 3 paia di stivali con o senza tacco e infinite paia di scarpe, se poi non siamo felici e serene?

    L’ho imparato nell’ultimo anno, dopo aver perso il lavoro e aver vissuto quasi un anno al rallentatore, ma decisamente meglio.

    Ho dato più spazio a quello che mi piace veramente, ho apprezzato molto di più dedicare più attenzioni a mio marito, al mio gatto e alla mia casa (non ho figli) e ora che ho ricominciato a lavorare – non mi sembrava moralmente accettabile rifiutare uno lavoro in questo momento – non sto meglio, anzi mi manca la mia vita lenta, fare le cose per me e non per un estraneo.

  • Io ho 44 anni e pur rispettando appieno l’opinione di Mariachiara, non condivido quanto scrive.
    Alla mia età, nonostante svolga un lavoro che mi piace, e nonostante io abbia due splendidi bimbi di 4 e 6 anni, non mi va di dire “basta, sono arrivata”…forse perché non sono un dirigente o forse perché non sono un AD, o forse semplicemente perché ho ancora tanta strada davanti e tanta, tantissima voglia di crescere!
    Attenzione…so benissimo cosa vuol dire “isteria serale”, io ho un babysitter che mi aiuta, ma il così detto “welfare casalingo” che è costituito da nonni e suoceri, NO!
    Per cui la sera, quando esco da lavoro, tendenzialmente tra le 18 e le 19, prima di andare a casa ci sono le spese da fare eo le telefonate, il pediatra da contattare, il farmaco da comprare, ecc., alle 20, ora in cui più o meno, normalmente rientro, le mie splendide creature mi reclamano, assalendomi e assorbendomi!
    Quando dopo averli coricati, mi guardo attorno…c’è la casa da sistemare.
    Eppure, nonostante lo sfinimento, nonostante l’aria che mi manca, beh, io NON rinuncerei al mio lavoro, MAI!
    Perché lavoro è libertà e alla libertà NON si rinuncia. Io la vedo così, se poi ci si mette pure che il lavoro può essere anche “passione”, non vedo perché rinunciarci e perché NON sognare a 40 anni, un futuro in crescita…
    Questo è quello che voglio trasmettere ai miei bimbi, Nicole e Francesco, credere e avere passione, e NON smettere mai di “migliorarsi” immaginando, perché no, anche un ruolo migliore…per i 50 anni a venire ed i 60 che seguiranno!

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