Intervista a Enza Fumarola

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Superare i luoghi comuni

Viviamo un’epoca di cambiamenti veloci. Tutto si trasforma intorno a noi, ma i luoghi comuni sono duri a morire. E ci condizionano. Ma oggi, per portare avanti un progetto professionale e familiare, è necessario guardare anche al lavoro con altri occhi. È tramontata la separazione tra tempo del lavoro e tempo privato. Come si trasforma l’ambiente intorno a noi, siamo chiamati anche noi a cambiare comportamenti, modalità di approccio alla nostra professione, filosofia. Ne abbiamo parlato con Enza Fumarola, Vice President Southern Region in Infor.

Come mai, se ci confrontiamo con altri Paesi europei, da noi ci sono meno donne nei posti chiave?
È una domanda che continuiamo a farci da anni. Oggi, confrontandoci con altri Paesi, siamo costretti a chiederci anche perché i giovani fatichino ad avere ruoli importanti in politica. Forse entrambi i problemi sono figli dello stesso male. La nostra cultura è intrisa di luoghi comuni e noi donne, nello specifico, abbiamo accettato per troppi anni il binomio carriera-solitudine. Abbiamo creduto che essere accettate volesse dire non avere nessun altro interesse che quello lavorativo. Il risultato è stato devastante. Abbiamo rinunciato a molto per avere in cambio poco. Ci sono, a mio parere, poche donne nei posti di comando perché molte hanno deciso di non accettare questo modello, di non accettare una pesante solitudine, peraltro in alcuni casi irreversibile.

Il tema della conciliazione famiglia-lavoro non è risolto, anche per mancanza di politiche a sostegno della famiglia. Quale la sua ricetta e che consigli si sente di dare a giovani donne manager che si trovano a dover scegliere tra lavoro e famiglia?
Conciliare lavoro e famiglia non è solo un problema di asili e di scuole, di babysitter e di centri sportivi. Certo aiuterebbe. Conciliare questi due aspetti rischia di essere un problema anche in mancanza di figli. Il processo che è venuto a mancare, più in Italia che altrove, è un’educazione del sesso maschile sin da quando il bambino vive all’interno della famiglia di origine. Prima che diventi il futuro uomo, quello che con i suoi comportamenti determinerà o meno la discriminazione. Il consiglio che io do alle giovani manager è, prima di tutto, di non mettersi mai nella condizione di dover scegliere tra lavoro e famiglia. Trovarsi in quella condizione vuol dire già aver perso. Sono convinta che bisogna fare carriera accettando la propria diversità, consapevoli che il percorso sarà diverso da quello dei nostri colleghi, non fosse altro perché la maternità impone giustamente degli stop.

Questo vuol dire che dovremo imparare a lavorare in maniera diversa?
Il mio slogan personale è ‘mai in vacanza, sempre in vacanza’. I nostri tempi e la nostra agenda scorrono attraverso 365 giorni e la nostra capacità sta nel portare questo messaggio ogni giorno, posizionando correttamente impegni, appuntamenti, svolgimento delle proprie mansioni di madre e di moglie. Difficile? Certo, ma è l’unico modo per educare collaboratori e capi. Anche gli altri trarranno beneficio da una corretta e intelligente flessibilità. Scontato dire che la famiglia è fatta di almeno due persone e che il compagno che si ha accanto deve condividere questa filosofia… altrimenti non è persa la battaglia, ma la guerra.

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