Il potere in… culla

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Le donne con figli non possono dedicarsi totalmente al lavoro mentre quelle che non ne hanno non sono capaci di avere una vita oltre la scrivania. Siamo alla fine un luglio torrido e gli argomenti ‘caldi’ non accennano a cambiare. La rivista britannica New Statesman pubblica in copertina la foto di quattro donne tra le più influenti al mondo davanti a una culla vuota. Anche oltremanica il concetto di ‘trappola della maternità’ ha preso piede. Le donne in posizioni di potere sono sempre di più ma il fenomeno nasconde una verità ‘scomoda’. E cioè che il potere non si concilia con la maternità. Ma non sarà, più semplicemente, che Angela Merkel, ad esempio, di figli non ne ha voluti o non ne ha potuti avere? Premesso che, probabilmente, se avesse avuto un figlio la nostra cancelliera sarebbe un po’ meno di ferro – e questo sarebbe un gran vantaggio per l’Europa – ma se avesse voluto/potuto sperimentare gioie/dolori della maternità mi volete dire che non sarebbe stata in grado di organizzare una task force per badare al pupo? Direi che è ora di dire basta, la stampa per prima dovrebbe cambiare registro e avere il coraggio di dire che se una donna non ha avuto figli, ed è in una posizione di comando, è perché, semplicemente, non li ha voluti. O vogliamo colpevolizzare le donne anche per questa scelta? Se poi di scelta si tratta perché non dimentichiamo che, a volte, la natura rema contro… Continuare a usare certe espressioni come ‘trappola della maternità’ non fa bene, anche l’uso delle parole deve cambiare. Perché non mettere in copertina quattro donne con ruoli importanti in politica e nell’imprenditoria e scrivere del successo delle madri anziché sottolineare il successo delle donne ‘childless’? A fare meno figli sono le donne normali, quelle che i figli non se li possono permettere perché il welfare non le sostiene, non le donne che possono contare senza troppe rinunce su reti di sostegno. Allora diventa una responsabilità di chi pubblica giornali e riviste cambiare registro. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di dare concretezza all’argomento raccontando storie che ribaltano questo punto di vista. Mi riferisco alla testimonianza di Simona Scarpaleggia, che non sarà un capo di stato ma è CEO di Ikea Swizerland – non proprio il negozio di mobili sotto casa – e fondatrice dell’associazione Valore D. Sul prossimo numero di Persone&Conoscenze trovate l’intervista che ci ha rilasciato dove parla di professionalità, autostima e merito. Oggi contano i risultati. Lei ci dimostra che l’ostacolo non sono i figli. E ha il coraggio di affermarlo. E noi?

Commenti (2)

  • Concordo,l’ostacolo non sono i figli. È anche vero che i figli hanno bisogno di una mamma “presente”, con tutta sé stessa, ogni volta che è necessario ed anche più spesso del necessario. Così come hanno altrettanto bisogno del papà. Viviamo in un momento storico privilegiato: siamo nella maggiore parte dei casi accompagnate da partners consapevoli e di supporto, ed abbiamo la tecnologia che è nostra alleata. Parlare di trappola della maternità riferendosi a donne di vertice’, in questo momento sociale e culturale, è indicativo di miopia e di paura verso un futuro che è già presente.

    Una manager internazionale, appassionata del proprio lavoro..ed orgogliosa mamma di due!

  • Qualche anno fa una mamma, manager di una importante impresa, venne a chiedermi cosa pensavo del fatto che non aveva saputo trattenere uno schiaffo al figlio che non si impegnava nello studio quando lei era al lavoro. Le risposi di perdonarsi per quella sberla, che, comunque, sarebbe stata tanto più pesante quanto più gravata dai suoi possibili sensi di colpa

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