Il lavoro per vivere e il lavoro retribuito

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Il lavoro necessario per vivere è molto di più del lavoro per il mercato. Da una parte c’è il lavoro che produce un reddito, dall’altra c’è l’enorme quantità di lavoro di cura (far crescere i bambini, assistere le persone anziane, gestire i bisogni della famiglia, curare le relazioni ecc.) che non risulta mai in quella che comunemente si definisce economia. Questo l’incipit di un articolo di Pinuccia Barbieri, promotrice dell’Agorà del lavoro di Milano e attiva partecipante al gruppo di lavoro della Libreria delle Donne, che mi fa piacere condividere con le lettrici e i lettori di questo blog.Chi fa oggi questo lavoro necessario per vivere, chi lo farà, con quali libertà e con quali riconoscimenti, con quale tempo in rapporto a quello ‘preteso’ dai modi attuali di organizzazione e svolgimento del lavoro retribuito? Questo non è un problema di donne. È già, e sarà sempre di più in futuro, un problema di tutti, uomini e donne. Si fa strada così il desiderio di avere a Milano un luogo aperto a donne e a uomini per ragionare insieme sul lavoro, quello che c’è ed è cambiato, quello che non c’è, quello che i giovani si inventano. Per mettere in comune pensieri ed esperienze e per dar vita a un tessuto effervescente da cui possano scaturire nuovi pensieri e azioni politiche. A partire da questo desiderio nasce l’Agora del lavoro di Milano, ‘una piazza pensante’ dove esprimersi, confrontarsi, elaborare e trasformare il pensiero in azione. Che questa iniziativa nasca a Milano non può meravigliare: a Milano da tempo immemorabile le donne lavorano fuori casa; qui, da almeno 30 anni è iniziata la crescita esponenziale dell’occupazione femminile. Oggi si aggiunge, anche a Milano, il problema della disoccupazione che colpisce in special modo le ragazze e i ragazzi più giovani. Grazie alla svolta avvenuta con l’elezione del sindaco Pisapia, Milano si va configurando sempre più come un laboratorio politico e sociale di partecipazione e di politica non delegata. È proprio in virtù di questa nuova attenzione politica dell’Assessorato al lavoro e all’occupazione, e in particolare dell’Assessora Tajani, che è stato possibile per l’Agorà avere una sede stabile per i suoi appuntamenti. Un anno di incontri è già alle spalle: all’Agorà hanno portato la loro esperienza e hanno fornito spunti di grande interesse le neo-mamme lavoratrici, le lavoratrici autonome (partite Iva vere), le sindacaliste della Camera del lavoro di Milano e della Fiom-CGIL di Brescia, le giovani precarie.

Alcune di queste riflessioni si possono trovare sul blog www.agoradellavoro.worpress.com

La ripresa, dopo l’estate è avvenuta il 14 Novembre, dopo il grande incontro di Paestum del 6-7 ottobre che ha rinforzato la voglia di continuare nella riflessione e trovare strade di un agire politico che possa trasmettersi o possa contagiare le varie realtà. Nonostante il suo carattere ‘milanese’ l’Agorà del lavoratori è costituita come punto di riferimento per donne e uomini di altre città (Brescia, Reggio Emilia, Bologna, Napoli, Roma, Como, Pordenone, Pescara…etc) che lo frequentano con una certa regolarità e con la voglia/il desiderio di replicare l’iniziativa nella propria città. (Pinuccia Barbieri)

 

Pinuccia Barbieri dirigente industriale a riposo fa parte del gruppo lavoro della Libreria delle Donne di Milano, è promotrice con altre/i dell’Agorà del lavoro che è iniziata a Milano nel maggio 2011 e che continuerà anche per il 2013.( blog: agoràdellavoro.wordpress.com)

È fra le promotrici del PAESTUM 2012 .(blog:paestum2012.wordpress.com)

È coautrice di due libri ‘Parole che le donne usano per quello che fanno e vivono nel mondo del lavoro di oggi’, ‘Lavoro e maternità’; ‘Il doppio sì’ e ‘Sottosopra: immagina che il lavoro’ sono testi presentati e discussi in più di 50 città italiane e recensiti nella rivista Dirigenti industria.

Fa parte anche del gruppo dell’inserto Pausa lavoro, inserito nella rivista Via Dogana con periodicità trimestrale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comment

  • Credo che la questione del welfare assicurato e garantito dalla famiglia (che vuol dire, in grandissima parte dalle donne) esploderà nei prossimi anni, con la progressiva entrata in funzione della riforma delle pensioni.
    Il quesito è: i risparmi garantiti dal protrarsi dell’età lavorativa delle donne saranno tali da compensare le spese crescenti che si dovranno affrontare per assistere gli anziani progressivamente non autosufficienti e, in generale, tutte le persone in condizione di disabilità che oggi sono assistiti domiciliarmente proprio grazie alle donne? Ancora più radicalmente: si sarà in grado di passare dal modello di assistenza ospedale-centrica al modello di sanità diffusa sul territorio che il nuovo welfare richiederà?
    Oggi questo cambiamento di prospettiva fatica molto ad affermarsi e, al di fuori della famiglia (= donne,) per malati ed anziani vi è spesso il deserto. Basti pensare alle condizioni in cui si trovano le famiglie con malati di Alzheimer. I motivi del ritardo con cui avviene questo cambiamento possiamo immaginarli, ma certamente non temartizzarli negli spazi di questa comunità.

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