Grazie Chiara!

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Di Lauro Venturi

Ho navigato a lungo sul sito e la considerazione di fondo è: se queste sono le dirigenti disperate, non oso pensare all’energia liberata da quelle piene di speranza.

Chiara non è certo una “desperate housewive”, anche se conoscendola più del livello superficiale e meno dell’amicizia posso intuire sprazzi di perfezionismo, sempre però gestiti con il buon senso della subottimalità e della imperfezione (che mai è trascuratezza).

Credo davvero, e in buona parte lo pratico nel mio lavoro, che un Paese ed un’azienda che rinuncino alla valorizzazione del patrimonio femminile siano povere e costrette in modelli fintamente (se non pateticamente) guerreschi – maschilisti.

Personalmente sono per la convivenza di stili e contributi diversi, e non condivido lo snobismo di chi rifiuta le cosiddette quote rosa: in attesa che il livello culturale si elevi, un po’ di norme renderebbero più ricca e meno ingiusta la nostra società.

Ringrazio Chiara perché le sue scritture mi fanno riflettere, con quella leggerezza che l’ironia regala, e mi aiutano a non dare nulla per scontato. Ognuno di noi ha una parte femminile e coltivarla aiuta ad una prima grande integrazione: quella con se stessi.

Ringrazio Chiara per la condivisione di argomenti fondi e intimi come quelli raccontati ne “Il senso della premessa”. Ci ho trovato coraggio, consapevolezza e determinazione.

Un piccolissimo consiglio non richiesto: nella sezione “Mi presento” parlerei in prima persona.

Dell’ultimo libro di Chiara ho letto per adesso solamente l’estratto pubblicato sul blog. Già il titolo (Ci vorrebbe una moglie) mi piace e mi fa pensare a quanto sia vero che “la genitorialità non si può dare totalmente in outsourcing” e che l’affermazione che dietro a tanti uomini di successo ci sia sempre una grande donna è molto violenta.
Ho cercato di fare anche il genitore (a proposito, Chiara: mio figlio si chiama Paolo!) mentre mi affermavo nel lavoro, però non accampo scuse: avrò fatto il 25 – 30% per cento.
Mi reputo un buon genitore, presente, anche quando mi sono separato (diceva Oscar Wilde, credo, che le cause dei divorzi sono i matrimoni), però comprendo che con queste percentuali ci si fa mancare non tanto un pezzo di competenza, ma un pezzo di vita.
Adesso che la mamma di Paolo non c’è più, sento cosa vuol dire avere sulle spalle, da solo, la genitorialità.
Se cominciamo a parlare di queste cose, invece di chiuderci in rigide ma fragili corazze, bè, staremo un po’ meglio, staranno un po’ meglio le persone che vivono e lavorano con noi.
Da uno a mille si può, e il blog di Chiara, cioè Chiara, ci dicono che basta volerlo.

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