Famiglia o carriera, figli o successo?

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Nel suo libro afferma che la “mania di perfezione” tipica delle donne italiane spesso si riflette in maniera negativa sul loro lavoro e la loro autostima.
Diciamo che gli uomini osano di più e, se sbagliano, vivono questa esperienza in maniera meno traumatica. Una donna, atavicamente abituata ad avere la responsabilità della sfera familiare, e non soggetta a valutazione, anche perché quel lavoro lo sa fare bene, nel momento in cui entra in azienda è meno abituata a queste dinamiche. Ed è portata a dedicare energie spropositate per curare dettagli di cui magari nessuno nota l’importanza. Un apprezzamento negativo è spesso considerato poi alla stregua di un giudizio universale. Mentre invece, rispetto a questo, ci vorrebbe forse più equilibrio.

Esiste una “cura” per questo “male”? Come deve lavorare una donna su stessa per migliorarsi da questo punto di vista?
Bisogna partire dalla consapevolezza che la ricerca della perfezione non è indispensabile, anzi, può risultare deleteria per riuscire a centrare gli obiettivi. È importante, invece, avere chiara una scala di priorità. E poi le donne devono osare di più, perché spesso agiscono solo se certe del loro background. Devono trovare la voglia di buttarsi, senza rifletterci troppo.

Ha scritto: “oggi fare le mamma presuppone qualità e doti del tutto simili a chi ricopre ruoli di responsabilità all’interno di un’organizzazione”. Quali doti devono essere sviluppate al meglio per avere successo in entrambi gli ambiti, familiare e aziendale? Una delle parole-chiave sembra essere “priorità”…
È così. È fondamentale capire cosa si può delegare e cosa no. E, soprattutto, selezionare le persone giuste. Le tate alle quali affidiamo i nostri figli e i collaboratori a cui deleghiamo tutto ciò che può essere affidato loro. È importante capire quando è necessaria la nostra presenza e quando invece la nostra assenza non sarà notata. Per questo è indispensabile ascoltare, percepire quel che succede intorno a noi. Magari nostro figlio ci perdona l’assenza a una recita ma c’è un giorno in cui potrebbe considerare un bel regalo trovarci fuori da scuola. Allo stesso modo ci sono situazioni in cui possiamo delegare un compito e altre in cui la nostra presenza è richiesta.

Provando a essere marzulliani, essere donne di successo aiuta a diventare madri migliori o essere brave mamme aiuta a migliorarsi nel lavoro?
Diciamo che una brava mamma è per forza di cose una persona equilibrata. E possiede anche, di solito, una buona capacità organizzativa. Queste qualità sono certamente utili in ambito professionale. Detto questo non mi sento di affermare che una donna di successo sarà necessariamente anche una brava mamma o che una mamma può avere una marcia in più semplicemente perché si sa organizzare. Il mestiere di genitore poi è talmente complicato che non mi sento di azzardare giudizi. Magari ci fosse un corso… Certo, poiché – come si dice – più  dell’educazione conta l’esempio, trasmettere ai figli l’importanza di portare avanti un percorso professionale che riflette le nostre passioni, trasmettere l’importanza dell’impegno, del sacrificio e dell’importanza di ricavare soddisfazioni dalla propria sfera professionale, oggi credo sia davvero fondamentale.

Dal libro emerge che le donne tendenzialmente faticano a lavorare in squadra. Perché, secondo lei?
Perché non sono abituate a farlo. Una situazione che per forza dovrà modificarsi, visto che la presenza femminile all’interno delle organizzazioni aumenta sempre di più. Fondamentale, ancora una volta, è sviluppare una buona capacità di ascolto, interpretare i bisogni degli altri e imparare a fidarsi. Credo il segreto sia riuscire a costruire un clima di fiducia reciproca.

La seconda parte di “Dirigenti disperate” è dedicata alle interviste ad altre donne di successo. Tante esperienze, tante scelte difficili, tanti punti di vista. C’è qualcosa di questi racconti, qualche “trucco” magari, che ha cercato di far suo nella vita di tutti i giorni e che vuole condividere con i nostri lettori e, soprattutto, lettrici?
Gli spunti che si ricavano dalla lettura delle interviste sono molti. Alla base di tutto emerge che è necessario ‘guardarsi dentro’ e capire quale è il nostro progetto di vita. Se davvero non vogliamo rinunciare a metterci in gioco, trovo illuminante chi esorta a liberarsi dall’incubo della perfezione domestica, chi esorta a delegare con più serenità tutte le incombenze che ci rubano energie. E poi smetterla di lasciarsi schiacciare dai sensi di colpa perché  – come si legge in una testimonianza – i figli crescono, nonostante i genitori.

(pubblicato su profumodicarriera.it)

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