‘Dirigenti disperate’ – di Carolina Condemi

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Il difficile equilibrio tra vita privata e vita professionale delle donne, in Italia

Perché in Italia solo il 46% della popolazione femminile lavora stabilmente? Perché le donne che rivestono cariche dirigenziali nelle aziende italiane sono ancora una minoranza? Quali prospettive per la conciliazione famiglia – lavoro nel nostro Paese? Quali gli strumenti, sociali e istituzionali a sostegno delle donne che lavorano?
Su questi e altri temi di grande importanza e attualità si interroga Chiara Lupi, Direttore Editoriale della casa editrice ‘Este’ e Direttore Responsabile della rivista ‘Sistemi & Imprese’ nonché madre di due figli e, da anni, attenta osservatrice delle dinamiche relative a organizzazione aziendale e risorse umane.
La presenza femminile a livello dirigenziale nel nostro Paese è ancora lungi dall’essere un dato acquisito, le donne manager affermate “fanno notizia”, sono casi di cui si parla e su cui si costruiscono approfondimenti giornalistici perché sono “casi eccezionali”. La realtà nel resto d’Europa e in Nord America è ben diversa, la “diversità” femminile è acquisita come valore aggiunto, e non come un costo, già da anni, e determinati incarichi professionali vengono assegnati in base ai meriti e ai risultati ottenuti sul campo, non al sesso.
Perché in Italia ciò non avviene? Il nostro è un paese in cui il mondo del lavoro risente ancora fortemente di un’impronta maschilista e questo è un dato acquisito nella mentalità stessa, sia da parte degli uomini che delle donne.
Prendendo spunto da una famosa serie tv americana, Chiara Lupi inizia il suo viaggio nel mondo del lavoro al femminile analizzando le anomalie dell’Italia (e delle donne italiane), e cercando di capire le motivazioni profonde di una situazione che, nonostante alcune eccezioni, non sembra aver avuto grandi evoluzioni negli ultimi anni.
Le donne che lavorano in Italia sono una minoranza, le donne manager sono addirittura casi eccezionali, ma perché? Partendo dal paragone con la protagonista della serie “Casalinghe disperate”, la perfetta Bree Van de Kamp, la Lupi analizza alcune caratteristiche intrinseche della donna italiana quali il perfezionismo e la maniacalità nella gestione della casa e dei figli e spiega come spesso alcuni valori acquisiti culturalmente dalle donne italiane siano un ostacolo alla loro piena realizzazione professionale.
Ma non sono solo le donne italiane le artefici di una situazione che le vede ancora in netta minoranza nei board aziendali e nelle alte cariche istituzionali.
Qual è infatti la situazione normativa a sostegno delle donne che lavorano? Ambire a determinate posizioni lavorative impone necessariamente delle scelte di equilibrio e delle rinunce che possono riguardare il tempo dedicato alla cura dei figli e della casa, come del compagno, anche se il senso comune vede come più accettabile il contrario. Ma in Italia, oltre agli ostacoli culturali e sociali, manca un concreto supporto a livello istituzionale che sostenga le donne ad esempio nel delicato momento della maternità. I tanti discorsi sulle quote rosa e la conciliazione in Italia non hanno generato un quadro normativo adeguato alle difficoltà delle donne che lavorano. In Francia, ad esempio, il governo ha dato vita dal 2005 ad un’Agenzia per i servizi alla persona che prevede tra le altre cose anche degli sgravi fiscali per i servizi alle famiglie, con il risultato che la popolazione femminile lavora stabilmente più che in Italia e fa anche più figli.
Viene da chiedersi allora se sostenere ed incentivare l’occupazione femminile non costituisca un vantaggio per il Sistema Paese nel suo complesso visto anche che le donne si laureano prima e meglio degli uomini e per natura detengono competenze specifiche molto più spendibili di quelle maschili in alcuni specifici settori.
Nella seconda parte del libro la Lupi propone una serie di interviste a donne imprenditrici e manager affermate, offrendo al lettore preziosi contributi di figure femminili che hanno affrontato il delicato problema della conciliazione trovando un modo per mediare tra famiglia e lavoro e realizzare i propri obiettivi di vita.
Pur nelle specificità di ogni storia personale la linea che emerge è comune: quella di fare carriera per una donna è ancora una scelta difficile, che impone rinunce e compromessi, l’importante è non abbandonarla prima di averci provato, e continuare a “spingere” affinchè, sia a livello politico che nella mentalità collettiva, le cose cambino.

(pubblicato su creditmagazine.it)

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