Mai in vacanza, sempre in vacanza

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Domani la nostra casa editrice chiude. Mandiamo in stampa le riviste e poi… tutti in vacanza. Si spengono i pc e si parte. In realtà, non è così. Perché già dalle ultime mail di saluto che ho scritto la frase di rito è ‘non ti preoccupare tanto il mio telefono è sempre acceso, chiamami pure’… Le mail ti arrivano sul cellulare senza che tu ne faccia richiesta, come il biscotto di Alice nel paese delle meraviglie dove compariva la scritta MANGIAMI, lo smartphone manda alert che non siamo capaci di ignorare. Certo che ti LEGGO, caro il mio messaggio. E quindi la vacanza intesa come spazio ‘altro’ dove si archivia una vita per costruirne una diversa, per me non esiste. Per scelta, direi. Ne vado orgogliosa, e vi spiego perché. Le vacanze, ha scritto un sociologo spagnolo, Manuel Castells, sono l’oppio dei popoli, un tempo che viviamo come ricompensa – scrive Castells sulle pagine dell’Internazionale – per i dispiaceri della vita quotidiana. Un periodo che ci consente di uscire dal regno della necessità per entrare in quello della libertà. Libertà di reinventarci, di essere finalmente ciò che siamo veramente. Perché tutto l’anno siamo costretti a fingere, siamo imprigionati dentro un copione scritto da qualcun altro fino a quando, finalmente, possiamo goderci una meritata vacanza, toglierci la maschera e sprigionare il nostro vero ‘io’. Questo vale per gli uomini, per le donne molto meno. Infatti se la passano mediamente peggio, se sono anche madri. Perché le donne devono – recita Castells – continuare a farsi carico delle incombenze domestiche fuori dall’organizzazione familiare. Senza la boccata d’ossigeno del lavoro che le tiene momentaneamente lontano da marito e figli. Tradotto, se nel vivere quotidiano il lavoro domestico è alternato dal lavoro fuori casa (decisamente meno impegnativo, dico io), in vacanza non potranno contare nemmeno sulla pausa alla macchinetta del caffè… Quindi, per riassumere il pensiero di Castells, la vacanza come evasione parte da un presupposto sbagliato. Siamo quel che siamo e dobbiamo essere capaci di conservare dentro di noi quella libertà e piacere di vivere che rende meno pesante ogni nostra giornata. Dobbiamo essere capaci di godere quotidianamente di momenti che ci gratificano, e il segreto è trovare questi istanti anche nel nostro lavoro. Per evitare che il momento della partenza si traduca in un vagare isterico alla ricerca di un mondo altro, di una felicità che, se non sappiamo trovare dentro di noi, difficilmente potremo incontrare in una spiaggia, affollata, oltretutto. Noi italiani abbiamo questa pessima abitudine di andare tutti in vacanza nello stesso momento, incontrare spazi e luoghi tranquilli è anche quello un lavoro… Il piacere, recita Castells, dobbiamo averlo già dentro ed esercitare il nostro diritto alle vacanze ogni giorno. Condivido tutto dell’articolo pubblicato questa settimana sull’Internazionale. Devo dire però che, senza scomodare sociologi di chiara fama, la mia amica Enza Fumarola, Vice President ERP Sales EMEA Souther Region di Infor, ormai tre anni fa, mi aveva efficacemente trasmesso la sua visione su questo tema. Trovate l’intervista che mi aveva rilasciato in questo blog (http://www.dirigentidisperate.it/index.php/intervista-a-enza-fumarola/), ma sintetizzo comunque il suo pensiero. “Il mio slogan personale è ‘mai in vacanza, sempre in vacanza’. I nostri tempi e la nostra agenda scorrono attraverso 365 giorni e la nostra capacità sta nel portare questo messaggio ogni giorno, posizionando correttamente impegni, appuntamenti, svolgimento delle mansioni di madre e di moglie. Difficile? Certo, ma è l’unico modo per educare collaboratori e capi. Anche gli altri trarranno beneficio da una corretta e intelligente flessibilità. Scontato dire che la famiglia è fatta di almeno due persone e che il compagno che si ha accanto deve condividere questa filosofia… altrimenti non è persa la battaglia, ma la guerra”. E voi, state combattendo con le armi giuste? Buone vacanze!

p.s. Il blog, per coerenza con quanto sopra, in vacanza non ci va.

Commenti (4)

  • Brava Chiara, non per avermi citato ovviamente, ma per aver ripreso un tema a me tanto caro. A dimostrazione di quello che hai scritto , ecco infatti che, con un occhio alla valigia che sto preparando, e l’altro al computer, leggo gli alert che arrivano anche dal tuo blog. Tanto più lontano sarà il nostro “essere” in vacanza dall’ “essere” al lavoro, tanto più dovremo preoccuparci del nostro equilibrio futuro. Ci vuole veramente poco per sentirsi bene con se stessi anche all’ombra di un business center: una buona compagnia, una sana risata, del buon cibo…tutto in 30 minuti!
    http://saatchixlondon.wordpress.com/2013/08/02/the-italian-job/
    Buone vacanze! Enza

  • Un messaggio a mio avviso drammatico ! Il vertice della drammaticità è la riflessione di Castells sul lavoro come boccata d’ossigeno per le donne dal marito e dai figli! Kafka scrive qualcosa del genere, ma sono in ferie e non posso verificare la citazione, ne “Il castello”. La persona si sente “a posto” solo nel lavoro perché solo nel lavoro sa capire se stessa, gli altri, il mondo. Al di fuori del lavoro non ha, infatti, strumenti e ragioni per capire ed amare il quotidiano! E’ drammatico che in Castells questa insignificanza del vivere quotidiano sia rappresentata da marito e figli! Essendo, poi, i figli attori senza colpe del dramma, la questione si concentra tutta sul marito. e sulla donna che lo percepisce asfissiante! Pirandello direbbe che si tratta di personaggi alla ricerca di un copione e di autore nuovamente convincenti!

  • il 90% delle persone che conosco vivono questo disequilibrio. non sanno neppure loro quale sia la dimensione che li rappresenta, se quella delle vacanze o quella del lavoro. io penso che non si possa arrivare in fondo alla propria vita con questo dilemma, con questo disequilibrio. la vita va vissuta tutta, istante per istante, cercando di capitalizzare ogni cosa e trovando in ogni cosa una buona ragione per continuare, senza sprechi di giorni, mesi, anni. Io sono sopravvissuta al cancro e da quel momento ho deciso davvero che la mia vita non poteva avere sbavature dovute a incertezze inutili. Ho fatto un percorso che mi ha portata a vivere una vita che è esattamente quella che voglio e le vacanze sono solo un posto fisico dove spostare temporaneamente me stessa… quella di sempre solo con un altro sfondo! La Eli

  • Cito: “Le vacanze… Un periodo che ci consente di uscire dal regno della necessità per entrare in quello della libertà. Libertà di reinventarci, di essere finalmente ciò che siamo veramente. Perché tutto l’anno siamo costretti a fingere, siamo imprigionati dentro un copione scritto da qualcun altro fino a quando, finalmente, possiamo goderci una meritata vacanza, toglierci la maschera e sprigionare il nostro vero ‘io’.”

    Ma che tristezza se la vita fosse davvero così. Io non mi sento imprigionata in un copione, sono sempre quella che sono, semplicemente, quando arriva il periodo delle vacanze sono stanca di fare tutti i giorni le stesse cose e ne voglio fare di diverse e specialmente in modo diverso, meno di fretta.
    Ma non mi trasformo improvvisamente in qualcuno di differente che è stato represso per 11 mesi e due settimane circa… se così fosse diventeremmo tutti pazzi e molto pericolosi. Il mio “io” sisprigiona felicemente ogni giorno dell’anno!

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