Allattamento al seno? Alla scrivania, meglio

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Da ieri abbiamo un nuovo governo. 16 ministri di cui 8 donne di cui una, Marianna Madia al dicastero della Pubblica Amministrazione, all’ottavo mese di gravidanza. Sarà faticoso, chiede un giornalista alla neoministra. “Non sarà semplice – replica – ma mi organizzerò, è pieno di donne che allattano e lavorano”. Certo che non sarà semplice. E donne come Michelle Hunziker che passano dalla sala parto alla sala di registrazione di Striscia la Notizia non possono essere un esempio. E le donne ‘normali’ cosa dovrebbero fare? Partorire direttamente alla scrivania, preferibilmente in pausa pranzo? Il terreno è scivoloso, perché da una parte è importante far passare il messaggio che la conciliazione è possibile (e dare un incarico a una donna incinta è un passo che ci proietta certamente in avanti), dall’altra è urgente incrementare le politiche di welfare che sostengano le famiglie e le mamme.

In attesa che qualcosa a livello istituzionale accada si muovono le aziende che cercano di intervenire proponendo ai dipendenti soluzioni che rispondono a bisogni specifici: prestazioni sanitarie, previdenziali, voucher per asili nido eccetera. Parliamo di welfare aziendale (o welfare di secondo livello), anche all’interno dei nostri convegni e ricordo la forte affermazione di uno dei nostri relatori che ha sottolineato come rinunciare alla maternità sia l’ultima difesa delle donne all’occupazione. Insomma, qui il tema non è se sia possibile lavorare allattando. Il tema è ricostruire un tessuto di fiducia, un clima in cui la maternità non sia considerato un evento che mina la stabilità delle famiglie (le donne in molti casi rischiano di non trovare nemmeno più la scrivania) e interrompe quasi inesorabilmente la carriera delle donne. La maternità è l’unico evento che ci proietta nel futuro. La disattenzione verso questo concetto semplice potrebbe costarci molto cara.

Parleremo di welfare aziendale mercoledì 26 febbraio a Padova. L’agenda dell’evento a questo link http://www.este.it/res/convegno_edizione/zid/202/p/

Comments (5)

  • Mariateresa Magarini

    Non si allatta alla scrivania e non si lavora subito dopo il parto.
    Noi comuni mortali, non possiamo permettercelo. I nostri ritmi di lavoro, gli impegni dei nostri figli, le mille incombenze da svolgere quotidianamente, ci impedirebbero di vivere in pieno quel delicato e complesso momento che sono i primi mesi di vita dei nostri figli. In nome di quale gratificazione lavorativa dovremmo rinunciare a vivere in pieno questo momento unico?. Il Testo Unico sulla maternità è una grande conquista che permette alle madri di svolgere il loro importante ruolo, perché snobbarlo? Concediamoci, almeno per i primi mesi di vita dei nostri figli, di vivere in simbiosi con loro. Nel corso della vita non succederà più in modo così intenso.
    P.S. la signora Hunziker avrà avuto le sue personali motivazioni per andare a lavorare di ritorno dalla sala parto… a me, sinceramente, le sue sparate televisive non sarebbero mancate; magari a suo figlio è mancata lei.

  • Molto interessante la tematizzazione della questione maternità. Sarebbe urgente che gli uomini si ponessero seriamente la questione della paternità: in una società senza padri?

  • Non condivido le opinioni negative su Michelle Hunziker, che (sebbene non fosse tenuta a farlo) ha spiegato abbondantemente come funzionava la sua giornata dal punto di vista dell’organizzazione con sua figlia, e con il lavoro. La registrazione delle puntate di Striscia non è certo paragonabile ad un lavoro alla scrivania, e conseguentemente, non lo è nemmeno la modalità di gestione del tempo da dedicare al lavoro e alla bimba. Condivido invece il termine “scivoloso”, pensando all’argomento che riguarda le donne, le scrivanie e le poppate. Si rischia di imbarcarsi in ragionamenti contraddittori: da una parte siamo orgogliose dell’incarico dato alla Ministra col pancione, dall’altra pensiamo che tutto sommato la stessa Ministra sarà in conflitto con gli impegni di una neomamma (e scommetto che qualcuno o qualcuna, magari senza dirlo a voce alta, avrà pensato: “che madre snaturata, sta per entrare in sala parto e sta pensando alla carriera”). Io penso che l’incarico che le hanno assegnato sia un ottimo segnale di progresso. Non mi permetto nemmeno di entrare nel merito dell’organizzazione del suo tempo, e mi inalbero quando penso che è quasi tenuta a giustificarsi per il suo gesto. Saranno fatti suoi, per come decide di essere madre? A me, come cittadina, interessa il modo in cui farà la Ministra, e non come e se allatterà suo figlio. Per rimanere nel campo delle “donne normali”, come già ho espresso in questo blog, io sono una di quelle, un’impiegata che sente troppo peso sulle proprie spalle per poter anche solo immaginare di desiderare una gravidanza. Il mio è l’unico reddito della famiglia (mio marito attualmente non lavora), e con il mio stipendio viviamo a malapena in due. Non c’è posto per una culla. Qualche mia amica mi ha detto: “ma tu che sei così femminista, e lui che ama così tanto i bambini, perchè non pensate di continuare così, fate un bambino e lui fa il mammo?”. Ho risposto che l’essere femminista è un’altra cosa, e che l’idea che io lavori e lui faccia il mammo e il casalingo non è applicabile alla mia concezione di esistenza – allo stesso modo in cui non lo sarebbe, se a lavorare fosse lui e io stessi a casa a fare la casalinga e la mamma. Risultato? No kids, grazie. E’ urgente incrementare le politiche di welfare che sostengano le famiglie e le mamme, ma io sono sfiduciata e la mia fertilità, quando e se ciò sarà stato fatto, non esisterà più.

  • Una doverosa precisazione. L’opinione su Michelle non è affatto negativa. Esplicito che situazioni nelle quali si riesce a far conciliare il parto con un impegno lavorativo straordinario sono, appunto, fuori dalla norma. A fronte di poche che riescono a conciliare la maternità con gli impegni professionali ci sono le molte, troppe donne che non riescono nemmeno ad avvicinarsi all’idea della maternità. Ed è a queste donne che le istituzioni, e anche le aziende, devono prestare attenzione.

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