Dirigenti Disperate

Riflessioni semiserie sul lavoro femminile

Dirigenti Disperate - Riflessioni semiserie sul lavoro femminile

La magia che abbiamo dentro

Un coach può essere l’attivatore di quella magia che ognuno ha dentro di sé.

Con queste parole il direttore del personale di una multinazionale definisce il coach. Ma chi è e, soprattutto, a cosa serve un coach? Bene farsi questa domanda perché è facile affermare che ognuno è artefice del proprio destino, che dobbiamo essere in grado di fare della nostra vita un capolavoro (parole di Giovanni Paolo II), ma l’obiettivo non saremo mai in grado di raggiungerlo, il capolavoro non si realizzerà mai se non saremo in grado di lavorare sulla consapevolezza e sulla conoscenza di quel che siamo e di quel che possiamo fare. Da qui l’analogia con l’allenamento. Lo sportivo si allena in una disciplina che sa essere quella adatta al suo fisico. Ma soprattutto in una disciplina che gli piace. Questo il segreto. Già Confucio aveva teorizzato su questo affermando: “Fai della tua passione il tuo lavoro e non dovrai lavorare neanche un giorno”. Per raggiungere gli obiettivi che si è prefissati, lo sportivo si allena, ma un allenatore lo aiuta a indirizzare le energie. E chi sta in una organizzazione come fa? Allenarsi senza allenatore è una bella sfida… pochi ce la fanno, solo coloro che possono contare su grandi maestri che hanno incontrato nel cammino, e che hanno dato loro un’impronta forte, possono far da soli. Nella maggior parte dei casi, bene riconoscere che poter fare affidamento su una figura che ci aiuta a focalizzare gli obiettivi indicandoci cosa che serve per raggiungerli, è determinante. Perché dobbiamo cambiare prospettiva e passare dall’analizzare cosa possiamo fare o non fare a cosa ci serve per raggiungere un obiettivo. Fissata la meta, dobbiamo aver chiaro il percorso che ci consente di raggiungerla. Tenendo conto che questo percorso, di questi tempi, difficilmente sarà in piano. Davanti a noi abbiamo tante strade in salita, che dobbiamo imparare a percorrere a diverse velocità. E dobbiamo essere consapevoli di quel che possiamo chiedere a noi stessi. Non tutte le strade che abbiamo davanti sono giuste per noi. E individuare quella che ci porterà alla meta può essere difficile. Per questo, un allenatore che conosce i percorsi, e ci può indicare quello giusto per noi, può aiutarci a raggiungere la nostra meta.

Giovedì 13 giugno alla Libreria dello Sport in via Carducci 9 a Milano, alle ore 18, affronteremo questi temi con Claudia Crescenzi, l’autrice di Segui il flusso, un libro che ci può aiutare ad aumentare la consapevolezza di ciò che siamo e possiamo diventare. Trovando dentro di noi le energie necessarie.

Per acquistare una copia del libro: http://www.este.it/res/libri_list/p/

  • paolo canal says:

    Non ho esperienza di coaching. Credo, però, che qualche visita periodica dallo psicoterapeuta faccia bene, più o meno come si va periodicamente dal cardiologo.
    Mi permetto qui di ricordare due delle più importanti letture che hanno accompagnato e formato la mia esperienza:
    Lucrezio De Rerum Natura: il poeta latino del I^ secolo a.C. ci accompagna in una attraversata dell’esperienza umana, nelle sue paure, nelle sue passioni, con l’intento di rischiarare tutto alla luce della razionalità. Non sempre ci riesce, ma la scrittura è bella, emozionante, coinvolgente, anche crudemente sincera.
    Thomas Mann, La montagna incantata: il soggiorno, pieno di sorprese e di scoperte, di un giovane ingegnere tedesco nel sanatorio di Davos, da dove contempla il mistero del mondo, accompagnato da due straordinari coach: il signor Settembrini, il demone laico della modernità, il gesuita Nafta, lo sguardo di fede sulla storia.
    Leggerli è una vera e propria avventura dello spirito.

    June 11, 2013 at 5:27 pm
    • Paolo Matta says:

      Interessanti letture senza dubbio, però… che c’entra? ;-)
      Un po’ come il riferimento alla psicoterapia in relazione al coaching.
      Mi pare di poter dire che finalità, tecniche e background formativo sono totalmente differenti… :-)

      Trovo invece il punto di vista di Claudia molto concreto ed interessante e mi piacerebbe approfondire. E’ la risposta ad un bisogno di auto-valorizzazione che appartiene soprattutto ad un certo middle-management.
      Tante volte in azienda (lavoro nelle HR) ho sentito esprimere questo bisogno e troppo spesso non l’ho visto sufficientemente soddisfatto.

      La concretezza in questi temi è vincente.

      June 11, 2013 at 6:34 pm
  • Growbp says:

    Il coaching ha un approccio diverso dalla psicoterapia.
    Il coaching è allenamento: allenamento volto a rafforzare le risorse inespresse e/o nascoste che ciascuna persona possiede in quanto essere umano.
    Rafforzare le risorse inespresse e/o nascoste vuol dire – per usare un gergo sportivo – allenare le fasce muscolari che al momento non sono pienamente utilizzate.
    In questo modo possiamo raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo.

    June 11, 2013 at 7:18 pm
  • paolo canal says:

    Quelle letture sono state per me un “allenamento volto a rafforzare le risorse inespresse e/o nascoste”, anche perché sono state preziose a capire cosa voglia dire ” persona” ed “essere umano”: due concetti ricchi di significati e valori solo se non sono dati per ovvi e scontati. Uno sguardo sul termine “persona ” porterebbe a scoperte probabilmente sorprendenti, tali da esigere un soggiorno al sanatorio di Davos, con i coach Settembrini e Nafta!!!

    June 12, 2013 at 8:31 am
    • Paolo Matta says:

      Caro omonimo… ognuno ha libri nei propri ricordi che sono stati fondamentali per ritrovarsi, rigenerarsi, rinascere. Sono felice che tu ne abbia un paio che hanno significato così tanto per te.
      Il mio commento tentava semplicemente di evidenziare come si stesse andando un filo off-topic rispetto al coaching, ma va bene così.
      In un blog in fondo ognuno scrive ciò che gli pare :-)
      Ciao!

      June 12, 2013 at 7:45 pm

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