Dirigenti Disperate

Riflessioni semiserie sul lavoro femminile

Dirigenti Disperate - Riflessioni semiserie sul lavoro femminile

Il ‘work’ diventa smart, la famiglia no

Maternità e lavoro nel nostro Paese non vanno proprio d’accordo. E i dati ce lo confermano. Se cresce l’occupazione femminile, pur bel al di sotto della media europea, cresce anche la percentuale di donne che lasciano il lavoro alla nascita del primo figlio. Le donne, se hanno un lavoro, non riescono a fare le mamme. I dati parlano chiaro, aumentano le dimissioni di donne che non riescono a gestire la propria famiglia. Stiamo lavorando a una storia di copertina che pubblicheremo sul prossimo numero di Persone&Conoscenze e sono molte le testimonianze che abbiamo raccolto. Anticipo una riflessione che ci può aiutare a interpretare un trend così negativo. E che non ci saremmo aspettati visto che le politiche di welfare che agevolano la conciliazione sono sempre più incentivate, lo smart working sta uscendo da una fase di sperimentazione e sta diventando una pratica organizzativa sempre più diffusa. Quindi? Una spiegazione ce l’ha data Stefano Firpo, il direttore generale del Ministero dello Sviluppo Economico. Tutto parte dalla famiglia, sostiene, dal sistema di relazioni al suo interno. I sistemi a supporto, e quindi anche gli strumenti messi in campo dalle aziende, a poco servono se a monte, in famiglia, non si gioca alla pari. Tutto parte da lì. Ma gli uomini che si occupano dei figli -se poi a tempo pieno come è il suo caso- sono ancora poco accettati. E sono proprio le donne, le altre mamme a prendere le distanze. Si dice che le donne non siano amiche delle altre donne in azienda. Ma se faticano a sostenersi fuori, figuriamoci in un contesto competitivo. In una relazione nessuno dovrebbe essere costretto a fare rinunce, e invece i dati ci dicono che sono ancora le donne a rinunciare al lavoro. Mentre una piena condivisione delle responsabilità consentirebbe a donne e uomini di cogliere tutte le opportunità, quantomeno di non rischiare di perderle, e questo sarebbe anche un grande insegnamento per i figli, oltre che una garanzia per la costruzione del loro futuro. Più che pensare a politiche si conciliazione che paiono brillare per la poca efficacia, sarebbe utile tornare a ragionare sul senso dei ruoli all’interno della famiglia. Inutile, in sintesi, incentivare lo smart working se poi i dati ci dimostrano che le relazioni all’interno della famiglia sono tutt’altro che ‘smart’. I trend sull’occupazione delle donne che hanno figli potranno cambiare solo se si modificheranno gli equilibri all’interno della famiglia, se nessuno sarà più costretto a fare passi indietro. È passato qualche anno da quando dicevo che ‘ci vorrebbe una moglie’. L’ironia del titolo del mio libro mi fa dire che non dobbiamo smettere di ragionare sul sostegno che uomini e donne devono garantirsi reciprocamente per realizzare se stessi nella dimensione che hanno scelto. Se in una coppia, ancora oggi, uno dei due è costretto a rinunciare, qualche ingranaggio nella macchina del nostro progresso si deve essere inceppata. E a pagare il conto saranno, anche questa volta, i nostri figli.

 

Category: Pausa caffè

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