Dirigenti Disperate

Riflessioni semiserie sul lavoro femminile

Dirigenti Disperate - Riflessioni semiserie sul lavoro femminile

La Rubrica su Persone&Conoscenze


Ho iniziato per gioco a scrivere di donne, management al femminile, conciliazione.

In realtà lo devo a Francesco Varanini, direttore della testata Persone&Conoscenze, che mi ha spronata a inaugurare una rubrica che affrontasse temi molto dibattuti, ma da una prospettiva originale. Argomenti seri che, dal mio punto di vista, aveva senso affrontare prendendosi un po’ in giro. Perché è anche questo uno dei problemi/limiti di noi donne. Ci prendiamo tremendamente sul serio, ricerchiamo disperatamente la perfezione con il rischio di vivere male sia la dimensione professionale, sia quella privata. Da qui la scelta del titolo della mia rubrica, Dirigenti disperate, che fa il verso alla nota serie televisiva Desperate Housewives e dà anche il titolo al libro e ora anche al blog.

La rubrica, giusto per far cogliere immediatamente il tema, ha un sottotitolo: La sindrome di Bree. La sindrome della perfezionista Bree van de Kamp, che nella serie recita la parte della quarantenne dalla capigliatura fulva con immancabile tailleur e giro di perle. Quella, per intenderci, che prima di usare le manette che le ha portato a casa il marito vaneggiando notti di sesso estremo, le mette in lavastoviglie (le manette). Quella il cui marito, esasperato, che si sarebbe sicuramente accontentato a quel punto anche di sesso normale, va a vivere in un motel. Quella che non vuole perdere il marito e lo raggiunge nel motel con un reggicalze, e poco più, sotto il visone. Ma poi lo perde lo stesso. Bene. È da questa ricerca estrema della perfezione che sono partita nello scrivere le rubriche per indagare, con ironia, come questo atteggiamento si rifletta, negativamente, nella nostra sfera personale e lavorativa. Il meglio è nemico del bene, si dice. In alcuni casi è proprio così. Perché le donne, anche certamente condizionate da modelli che fino a non molto tempo fa hanno imposto come unico ruolo possibile quello di ‘vestale del focolare domestico’, faticano ancora a decidere di mettersi in gioco. Perché hanno paura. Paura di non fare tutto al meglio. Paura di non riuscire a conciliare. Ma se il meglio fosse veramente nemico del bene? E se non fossimo solo noi, per esempio, le uniche responsabili del buon andamento del ménage familiare? E se imparassimo a delegare di più, a fidarci, a prenderci un po’ meno sul serio? A non pensare che l’armonia della nostra famiglia dipenda ancora in larga misura dall’ordine dei nostri armadi? Se imparassimo a farci aiutare? Siamo brave a fare network. E se mettessimo queste doti a frutto della nostra organizzazione familiare? Perché siamo obbligate a scegliere? Non ho la risposta a così tante domande e quindi ho indagato, intervistando donne manager. Donne che hanno cercato un percorso di conciliazione, donne che hanno avuto la forza di compiere scelte coraggiose e possono dire di avercela fatta. Donne, anche, che stanno cercando di ribaltare i modelli e hanno creato aziende ‘al femminile’. Donne che lanciano, comunque, messaggi positivi. E che danno a tutte noi una grande lezione. Perché vivere il doppio ruolo di mamma e manager si può. Ma bisogna volerlo. Con grande determinazione. E coraggio.

E per provare a capire come…ora nasce il blog, uno spazio nel web per comunicare, in forma bidirezionale, riflessioni ironicamente serie su lavoro e donne al lavoro

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